“Elvira e gli spettri”, “ La vita facile”, “L’Abate dei miracoli”, “Il dilemma di Giobbe”, “Il giardino dei cipressi”. Si tratta di lavori teatrali, che hanno la caratteristica comune di essere stati pensati, scritti e messi in scena all’interno di comunità terapeutiche per soggetti socialmente svantaggiati. Caratterizzano le trame la presenza di entità metafisiche: angeli, diavoli, ectoplasmi, spiriti inquieti che da lontananze astrali ritornano nel mondo terreno per tormentare, amare, dialogare, interagire con uomini e donne in carne e ossa e loro relative angosce, speranze, aspettative, illusioni. Il genere surreale-fantastico è molto gradito all’interno di comunità dove la libertà individuale è gravata da filtri pesanti, quanto non oppressivi e disumani. La costrizione a vivere il quotidiano entro uno spazio chiuso, circoscritto pone l’ovvio desiderio di involarsi verso orizzonti aperti, liberi, sgombri persino dai recinti del tempo, dello spazio, persino della logica euclidea. Privati del diritto all’autonomia, oppressi da smarrimento, disistima, feroci sensi di colpa, non è propriamente facile dare un senso.
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Saturday, July 21, 2018
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